Zero la mostra su Renato Zero a Roma

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Fino al 22 marzo alla Pelanda del Testaccio di Roma, Renato Zero è il protagonista della mostra “Zero”, una retrospettiva a lui dedicata che ripercorre 40 anni di carriera e di storia italiana. Ideata e curata da Simone Veneziano, con la direzione artistica e i testi di Vincenzo Incenzo, progettata da NO3! e in collaborazione con il Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, questa mostra ripercorre la storia personale e professionale di un artista che ha saputo anticipare mode e cambiamenti, dagli anni Sessanta attraverso gli anni buio dell’80 fino alla rinascita degli anni Novanta.   In un percorso fatto di pannelli luminosi e filmati, la mostra ripercorre le sue ossessioni e le sue gesta; il fil rouge è il Dna, il filo genetico che se da una parte rappresenta un essere umano, dalla altra è diverso per ciascuno di noi, rendendoci unici, come Renato Zero.Renato Fiacchini, vero nome di Zero, cominciò da giovane a frequentare lo storico locale Piper, in via Tagliamento, dove hanno suonato i Pink Floyd, i Procol Harum, i Genesis, i Byrds e Sly and the Family Stone, e lì conobbe delle giovani Loredana Bertè, Mia Martini e Patty Pravo. Dopo il primo contratto con la RCA e un album che non ebbe successo, la svolta arrivò nel 1977 con “Mi vendo”, il brano che contribuì alle vendite del celebre album Zerofobia, contenente altri pezzi divenuti famosi come “Il cielo”, “Morire qui”, “Vivo” e “Manichini”: da quel momento crebbe il successo dell’artista.Il suo percorso umano e artistico si snonda in sei ambienti ad alta tecnologia che raccolgono documenti inediti, foto e filmati rari, curiosi cimeli e i pittoreschi costumi degli anni Settanta da lui indossati e che l’hanno reso celebre in tutta Italia.