pomodoro capri palace anacapri

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Al Capri Palace Hotel&Spa, durante la stagione estiva 2011, è stato presentato il completamento di “Rive dei Mari”, l’opera monumentale del maestro Arnaldo Pomodoro inaugurata nel giugno 2009. Il lungo altorilievo in fiberglass con polvere di marmo bianco è stato completato con un elemento scultoreo che fuoriesce dal soffitto per conficcarsi nel pavimento come la fiocina di un pescatore immaginario. Questo ulteriore intervento del Maestro Pomodoro completa la narrazione onirica dell’opera che è un omaggio al mare: segni archetipi, fossili, grandi conchiglie, strumenti di pesca ed altri elementi che evocano i relitti consunti dal mare compongono la figurazione.L’opera commissionata nel 2008 occupa l’intera parete di fronte al colonnato di ingresso dell’albergo per una lunghezza totale di 43 metri ed ingloba gli oblò della piscina che appaiono come fessure liquide e azzurre sull’ampia superficie bianca. “Quando sono stato incaricato da Tonino Cacace di progettare un’opera per il camminamento che conduce al Capri Palace Hotel, salendo a piedi verso l’ingresso, mi sono subito accorto che il muro era come sordo alla bellezza del luogo. Non potevo semplicemente sistemare delle sculture, dovevo inventarne una che si unisse alla salita: ho immaginato che il percorso stesso fosse stato scavato dentro l’opera. Così è nato il rilievo Rive dei mari, in fiberglass con polvere di marmo bianco, una scultura-racconto realizzata nel 2009 e completata questo anno, lunga complessivamente 43 metri per un’altezza di circa 3. L’opera è un omaggio al mare. Per questo sul rilievo ho riportato sia le suggestioni dell’osso di seppia con la sua la trama straordinaria, un reperto primigenio della natura a cui devo la vitalità e la matericità delle mie superfici, sia l’immaginario che ci viene dal mare, dal suo moto, dalla spiaggia e dallo scoglio. Camminando verso l’entrata del Capri Palace vi si vedono depositati elementi e segni che ricordano le conchiglie e i fossili, gli strumenti della pesca e i detriti lasciati dall’uomo che il mare restituisce consumati e trasformati. E alla fine del percorso un elemento scultoreo che esce dal soffitto va a conficcarsi nel pavimento come la fiocina di un pescatore immaginario” (Arnaldo Pomodoro, marzo 2011)