Moda sempre più sostenibile

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Il nuovo trend è senza dubbio green, in ogni ambito in ogni settore, tanto che quasi ogni azienda ormai si autoproclama ecofriendly, sostenibile o addirittura conscious. Ma di cosa si sta parlando?
Il futuro del pianeta è nella mani di tutti e, nonostante le difficoltà, sono diversi i brand che hanno già mosso i primi passi verso la trasparenza, cercando di rispettare il patto di fiducia con i consumatori.

L’economia circolare

L’obiettivo è realizzare un’economia circolare, riciclando tessuti ed abiti che, una volta dismessi, possano essere riciclati. Purtroppo non tutte le fibre e tessuti possono avere una seconda vita, quindi la soluzione è quella di impiegare materie prime che consentano poi una successiva remissione nel ciclo produttivo.
Oggi si stima che solo l’1% degli abiti vecchi è utilizzato per produrne di nuovi.
Sono molte le case di moda impegnate però sul fronte dell’ecologia che stanno investendo per cercare di cambiare le cose.
Il Copenhagen Fashion Summit e la Circular Fibres Initiative e aziende come Burberry, Gap Inc., H&M Group, HSBC, NIKE Inc., e Stella McCartney per spingere i clienti a riciclare. H&M, ma anche Oviesse hanno già da alcuni anni avviato una campagna di riciclo di abiti usati, mentre Patagonia ha lanciato il servizio “Repair e Resale”, per riacquistare a i capi dismessi delle vecchie collezioni e rivenderli a prezzi scontati.
Secondo alcuni studi l’industria globale dell’abbigliamento e delle calzature causa circa l’8% delle emissioni globali, per un valore pari a 3,990 milioni di tonnellate di CO2. La conciatura di pellami e cuoio si trova in cima alla lista dei materiali più inquinanti. Secondo il report delle Nazioni Unite abbiamo solo 12 anni di tempo per tenere il riscaldamento globale sotto la soglia di 1.5°C; superato questo limite andremo incontro a irreversibili cambiamenti climatici. Come sottolineato da un’analisi del Global Carbon Project, nel 2018 le emissioni di carbonio non sono diminuite, ma aumentate del 2,7%.
La maggior parte delle aziende del comparto tessile però tiene molto ai propri segreti commerciali, alle informazioni riservate relative ai fornitori e ai materiali impiegati. L’industria della moda inoltre si base su una catena produttiva molto composita – con 1000-2000 fornitori che possono diventare anche 20000, molto frammentata anche a livello geografico, quindi difficile da controllare.

Da parte nostra noi consumatori possiamo ricominciare a dare il giusto valore ai capi, sia acquistando meno che facendolo in maniera consapevole, scegliendo brand che hanno scelto di migliorare la produzione in modo sostenibile. Anche lavare un po’ meno gli abiti, magari a mano e non in lavatrice, riducendo l’impiego di saponi e detersivi, curare gli abiti e rammendarli, ma anche rivenderli o regalarli per dare loro una seconda vita.